Un salvagente in mezzo alla tempesta
Un salvagente in mezzo alla tempesta

Un salvagente in mezzo alla tempesta

Un salvagente in mezzo alla tempesta. Dopo settimane di fabbriche ferme e serrande di negozi abbassate, gli onesti imprenditori iniziano a sentire il fiato sul collo delle scadenze sempre più vicine e fatturati sempre più lontani. La stragrande maggioranza di noi non ha mai neanche immaginato di vivere momenti così eccezionali. Momenti in cui ti dicono che il domani sarà sicuramente diverso dall’oggi, ma non ti dicono in che modo sarà diverso. E questi pensieri li fai chiuso a casa, senza poter uscire per confrontarti o solo per una boccata d’aria, con una fine quarantena che si allunga ogni giorno senza che nessuno possa dirti quando finirà. E da imprenditore quasi sempre è a te che i tuoi collaboratori rivolgono questa domanda.


In un momento così, cosa pensate che si aspetti un onesto imprenditore che ha sempre fatto il suo?

Provo a sintetizzare il pensiero in poche parole: si aspetta che il sistema Paese che lui ha sempre aiutato ad andare avanti gli dia una mano, in maniera semplice e veloce. Chiaramente la situazione è analoga anche per il politico, ma questo è il suo lavoro: prevedere, organizzare e decidere.

Veniamo ad oggi 9 aprile, dopo esattamente un mese di calendario di “fermi tutti” esce un decreto di 44 articoli che dovrebbe garantire prestiti alle aziende fino a 200 miliardi di euro, cifra considerevole, ma i 44 articoli e le 37 pagine spaventano, e spaventa ancora di più questa dualità tra SACE e banche che abbiamo timore inceppi la macchina. Certamente nessuno può aspettarsi che una garanzia da 200 miliardi possa essere data a prima richiesta a tutti, ma è altrettanto vero che in questo momento la velocità è uno dei due elementi di cui abbiamo bisogno.


Ma diamo per scontato che la cosa funzionerà e che tutti riusciranno ad avere quel salvagente in mezzo alla tempesta. Poi?

Poi occorre che noi imprenditori prendiamo coscienza che non sarà un regalo e che dovremo onorare questo impegno che il sistema ci riconosce.  Certo sarà altrettanto fondamentale che il sistema capisca che se il mondo cambierà per noi alla stessa maniera dovrà rivoluzionarsi per lui. Tanti si riempiono la bocca con la parola “sburocratizzazione”, difficile da pronunciare, difficilissima da realizzare. Per la macchina statale direi impossibile.

Ed è sempre stato così, ci siamo abituati a far le file per certificati inutili e timbri antichi. Un rito che diamo per scontato e che alimenta un sottobosco di piccole agenzie “sbrogliaguai”. Ecco, dopo che noi ci saremo salvati dalla tempesta con questo salvagente dovremo iniziare a navigare, e dovremo farlo tutti insieme con uno sforzo di razionalizzazione tra imprese e sistema Stato come non abbiamo mai fatto prima.
Ci dovrà essere un patto sociale.

Il mare sarà agitato e non ci potremo permettere imprenditori furbetti o burocrati ottusi. Solo se riusciremo veramente a dispiegare le vele del buon senso e della competenza ce la potremo fare. E per portare avanti questo processo dovremo avere una guida salda con una visione chiara di come dovrà essere il nostro Paese tra uno, cinque e venti anni. Il compito è titanico, il privato si sta mettendo in gioco e ora si aggrapperà a questo salvagente. Che sia chiaro a tutti, aver lanciato il salvagente non ci farà affondare come Paese, ma questa è la parte facile.

Ora c’è da nuotare..

 

Francesco Casoli

 

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