10 comandamenti per aggravare la crisi
10 comandamenti per aggravare la crisi

10 comandamenti per aggravare la crisi

Dieci consigli (+uno) per aziende ed istituzioni masochiste

10 comandamenti per aggravare la crisi. Dieci consigli (+uno) per aziende ed istituzioni masochiste

La situazione economica è grave, ma perché non farla diventare gravissima? Magari creando problemi alla propria azienda, istituzione o comunità, sbagliando – in buona fede o meno – le scelte più facili ed anche quelle meno facili. Non lasciamo, però, spazio a pratiche dilettantistiche. Per peggiorare la crisi ci vuole una buona strategia. Ecco dunque 10 modesti consigli su come sviluppare preziose pratiche masochistiche. Questi consigli hanno anche un valore aggiuntivo, oltre il semplice masochismo. Consentono di pianificare un percorso “non utile a sé e non utile agli altri”. Un percorso che Carlo M. Cipolla – compianto economista e studioso, fra l’altro, della forma economica della stupidità umana – potrebbe giudicare perfettamente attinente alla sua  terza (ed aurea) Legge Fondamentale.  “Una persona stupida è una persona che causa un danno ad un’altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé od addirittura subendo una perdita.”. Ecco dunque i dieci consigli:

  1. Continuate a fare pubblicità buonista ed unicamente valoriale (“ripartiamo assieme”) senza dare un messaggio concreto di supporto nel presente e nel futuro alle persone. Si accompagna bene ad una eliminazione delle promozioni (già diminuite da tempo), rimandando i saldi (agosto? ma no, aspettate gennaio), sperando che le famiglie sempre più preoccupate del proprio bilancio famigliare presente e futuro tornino a consumare di loro sponte. Non avverrà, tranquilli.
  2. Anche se l’attività dell’Azienda è andata bene o benino in questi mesi (diversi settori si sono salvati finora) tagliate ogni investimento previsto e bloccate possibilmente tutti i budget in essere per le normali attività 2020. Evitare al contempo di investire sia sulle linee che sono andate bene che sulle altre più in sofferenza. Si tratta di evitare che la vostra azienda possa guadagnare posizioni, investendo le risorse sui business più promettenti nel prossimo triennio. Garantitevi invece un sano immobilismo. Ragionate poi sul breve termine, presentando il blocco di ogni attività ed i risparmi conseguiti come un risultato del trimestre superiore alle attese.
  3. Fate donazioni alla filiera sanitaria (di stato e regioni) impegnata nella lotta al Covid 19 e poi chiedete molto di più allo stato sotto forma di finanziamenti garantiti a tasso agevolato, sostegni a fondo perduto e pagamenti di cassa integrazione. Si abbina bene con dei piani di mobilità (licenziamenti) a valle del periodo di cassa integrazione, in modo che la comunità abbia sulle spalle anche il welfare di sostegno ai vostri ex-dipendenti, ora disoccupati.
  4. Costringete i consumatori che volessero entrare nei vostri punti di vendita ad un percorso degni di un carcere di massima sicurezza. Organizzate code, app per appuntamenti, prelievo di temperatura, controllo dei DPI indossati. Se riuscite, invece del semplice gel o dei guanti traforati, provate a dare loro dei piccoli sacchetti senza dita, che facciano sudare le mani senza dare possibilità di manipolazione dei prodotti.  Quando sono entrati, mettete loro fretta – avvisi di velocizzare gli acquisti aiutano – e fate in modo che la poesia dell’acquisto come esperienza rilassante, emozionale ed esplorativa non si materializzi. Se riuscite, fate sentire in colpa il cliente perché c’è gente fuori che aspetta o perché non ha comprato nulla. Questa strategia non riesce sempre a distruggere le motivazioni di acquisto funzionale (acquisto funzionale=chi ha bisogno di comprare: per rovinare questa motivazione cfr. al punto 7). In compenso però tende ad azzerare l’acquisto emozionale, esplorativo e di gratificazione (lo shopping come passatempo, insomma). Quello shopping che rappresenta dal 50 al 90% delle vendite di tanti settori.  Raccomandato anche un abbinamento con il punto 8, per aumentare il pressing sui retailer titubanti.
  5. Portate la sede in un paradiso fiscale (anche europeo) e poi chiedete l’intervento dello stato italiano per disporre di miliardi di finanziamento agevolato e garantito per sostenere gli impianti sul territorio italiano. Si abbina perfettamente ad una campagna di ADV televisivo importante rivolata al consumatore sul tema del “ricominciamo” (bene).
  6. Se siete per caso un player della filiera turistica (singola società o istituzione pubblica), dopo aver perso circa 130 milioni di clienti stranieri nel 2020 – garantito, per questo non serve fare qualcosa – provate anche a disincentivare il turismo interno. I modi sono molto fantasiosi ma efficaci: minacciate lock down, prospettate condizioni capestro per la fruizione di strutture turistiche o ricreative, alzate i prezzi. Se non siete soddisfatti, facilitate (o comunque non impedite) il diffondersi di paure presso le strutture turistiche locali per invitarle a non concedere prenotazioni ai forestieri, soprattutto quelli delle regioni già colpite dal Covid, ma anche dalle altre, volendo. Il mare nostrum quest’anno deve diventare di proprietà regionale. Meglio ancora comunale, via tutti gli altri, alla faccia dell’usciamo insieme dalla crisi.
  7. Se riuscite, sia che siate artigiani, ristoratori, PMI od imprese Multinazionali, fate in modo di aumentare i prezzi e tagliare le promozioni. I clienti vengono da voi in queste prime settimane della ripresa? Bastonateli, scaricando su di loro i costi del lock down, o quelli delle nuove procedure sanitarie, ma anche un po’ di mark up in più aiuta. In ogni caso, un po’ di inflazione fa bene. Se riuscite, mettete sotto scacco il budget delle famiglie – circa la metà segnala qualche difficoltà da crisi. Fate in modo che comprino alle vostre condizioni o che rinuncino, abbassando ulteriormente i consumi. È altamente raccomandabile che questa strategia avvenga su tutti i canali di vendita (fisici e web) per evitare che i consumatori possano avere diverse soluzioni a disposizione. Utile qualche accordo – implicito o esplicito – di cartello fra produttori o con gli stessi distributori.
  8. Minacciate aziende e cittadini di riattivare il lock down ad ogni stormir di foglia. Colpevolizzate le aziende lasciando a loro la responsabilità penale nel caso succeda un qualsiasi episodio di contagio (malgrado le ragionevoli precauzioni prese) a dipendenti o clienti. Con questa mossa si creeranno le condizioni per un totale rallentamento di ogni attività di ripresa, impattando sui consumi (cfr. consiglio 4). Magari garantendosi allo stesso tempo l’immunità per sé, per quanto successo nel sistema sanitario, come previsto nei  decreti dei mesi scorsi. Consiglio molto adatto per istituzioni nazionali o territoriali.
  9. Fate promesse di soldi a pioggia immediati ed a chiunque, poi mobilitate processi di delivery delle promesse il più farraginosi possibile (non è difficile, credeteci). Possibilmente prendetevela con chiunque possa avere la più piccola responsabilità nel processo di distribuzione delle promesse. Meglio se qualcuno lontano da voi, meglio se una banca.Da abbinare magistralmente a belle promesse ai risparmiatori, invitandoli a mobilitare il risparmio nazionale per la salvezza del paese. Una volta mobilitato il risparmio, trovare le modalità per disattendere le promesse, magari attivando anche una bella patrimoniale. Meglio se riuscite ad affidarla ad un governo di salvezza nazionale, attribuendola cinicamente all’Europa. Adattissimo per istituzioni centrali e finanziarie.
  10. Se siete per caso una banca, evitate di godere del primo rimbalzo reputazionale che il settore registra dopo gli affossamenti della crisi finanziaria precedente. L’idea che la finanza e le sue armi (credito, risparmio, investimenti, sostegno ad imprese e famiglie) possano essere finalmente una cura e non un male era entrata nella mente degli italiani fra marzo ed aprile. Fate in modo che capiscano di aver inteso male. Dimostrate loro con i fatti che il settore – malgrado le prese di posizione di questi anni – non ha intenzione di sostenere imprese e famiglie. Mettete paletti e distinguo, costruite processi complicati (per un aiuto dalle istituzioni: cfr. punto 9). Se invece di una banca siete un regolatore finanziario, nazionale o europeo, fate la vostra parte. Date messaggi contraddittori alle stesse banche, dite che devono sostenere le imprese ed allo stesso tempo costringetele ad aumentare i requisiti di capitale.  La confusione aiuta, crea disperazione e sfiducia, sia nelle banche che fra cittadini ed imprese.

 

PS:  l’undicesimo suggerimento (solo per pochi)

Se per caso siete un presidente americano, cinese o una autorità esecutiva europea, fate in modo che il commercio internazionale rallenti ulteriormente, che i dazi salgano e la de-globalizzazione si compia. Questa strategia si abbina perfettamente con un sano nazionalismo, meglio se venato di populismo. Consigliata anche una violenta strategia unilaterale di inshoring ed il ritorno ad un mondo nel quale gli accordi internazionali servano solo come leve protezionistiche a difesa degli interessi più forti.  Questo di solito diminuisce la concorrenza, favorisce i monopoli, aumenta i prezzi per i consumatori e cancella gli sforzi globali verso la sostenibilità del mondo come lo conosciamo. Una vera ciliegina sulla torta.

 

Buon Lavoro a tutti.

 

Fabrizio Fornezza

© Research Dogma 2020

 

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