Che piega deve prendere la protezione, ai tempi della pandemia?

Che piega deve prendere la protezione, ai tempi della pandemia?

Che piega deve prendere la protezione, ai tempi della pandemia? La pandemia ci ha fatto vivere una fase nuova della nostra vita, qualcosa che con ogni probabilità non avremmo mai pensato di poter attraversare. Ciascuno di noi, nessuno escluso, ha sperimentato fino a poche settimane fa uno o più elementi di profonda rottura rispetto al recente passato: la lontananza da persone care, il diverso approccio al lavoro, la routine quotidiana che si trasforma e via discorrendo.

Tutte queste novità nascondono tuttavia un fattore comune: ci hanno messo di fronte alla nostra vulnerabilità, alla nostra impotenza, all’impossibilità di frenare qualcosa di così dirompente che proviene dall’esterno e su cui non abbiamo potere di veto.

Una parte di questo fenomeno è ingovernabile. Non possiamo farci trovare pronti di fronte al lato più inimmaginabile, fulmineo, sorprendente di una simile metamorfosi: come si può essere preparati quando si tratta di cambiare – ma in molti casi sarebbe più corretto dire stravolgere – molte abitudini quotidiane in così poco tempo? Si può e si deve reagire, ma non si può prevedere ed anticipare.

C’è però un’altra parte del fenomeno che è molto più governabile di quanto appaia a prima vista. Se ci poniamo infatti dalla prospettiva finanziaria, possiamo farci trovare molto più preparati ad affrontare emergenze come quella che stiamo vivendo. Possiamo rendere molto più prevedibile ciò che per natura non lo è.

Usciamo per un attimo dal monopolio che il COVID-19 si è assicurato nella nostra mente, e proviamo a generalizzare. Perché l’imprevisto non è un’esclusiva di questa pandemia, purtroppo.

Di fronte ad un infortunio che inibisce la possibilità di continuare a produrre ricchezza per sé e la propria famiglia, si può essere pronti.

Di fronte ad un ampio ventaglio di patologie ed alle conseguenze di natura prima sanitaria, e poi economica, si può essere pronti.

Di fronte ad un evento esterno ed incontrollabile che blocca forzatamente un’impresa, e alle ripercussioni che da esso derivano sul fronte del business e delle persone che ci lavorano, si può essere pronti.

Di fronte ai danni che possono essere cagionati al patrimonio proprio ed altrui, a seguito di normalissime azioni quotidiane, si può essere pronti.

Questi sono solo alcuni esempi di quanto valga una buona pianificazione finanziaria, in particolare il suo primo tassello rappresentato dalla pianificazione assicurativa. L’obiettivo di chi comprende l’importanza della protezione è esattamente questo: farsi trovare pronti e risollevarsi a fronte di eventi imprevedibili che colpiscano il proprio patrimonio, i propri cari o financo la propria vita.

Tuttavia, il problema non risiede soltanto nella difficoltà a stimare con quale probabilità un evento dannoso si possa presentare, ma in determinate circostanze ancor di più nella sua durata: maggiore è il tempo per il quale un individuo è costretto ai box, maggiore è la perdita che ne deriva e maggiore è il ruolo sociale dello strumento assicurativo che consente di mitigare, talvolta di assorbire totalmente tale perdita. Ecco perché la protezione assume una funzione così preziosa ed ineliminabile, tanto più nel mondo moderno dove il contesto demografico, sociale ed economico impone di agire da sé in questa direzione senza attendersi quel supporto che la mano pubblica ha sempre garantito finora.

Eppure, tutto questo in Italia avviene ancora troppo marginalmente. Ecco perché c’è un enorme lavoro da fare, sin da subito e senza aspettare “tempi migliori”: farlo ora dimostra un grande gesto di altruismo.

Non soltanto nei confronti delle persone più vicine e più care, che sarebbero molto più tutelate e rasserenate, dal punto di vista finanziario, da precise azioni in tal senso.

Quanto, piuttosto, nei confronti dell’intera collettività, perché chi si protegge costruisce con la sua lungimiranza quella stampella di Welfare privato che consente di alleggerire, di sollevare un Welfare pubblico sempre più allo stremo che già oggi lascia fuori dalla sua ala protettrice un numero crescente di persone.

Chi si protegge darà modo al sistema pubblico di essere meno discriminante e di intervenire laddove sarà strettamente più necessario. Perché, anche se è difficile da accettare, i tempi in cui tutto sarà garantito per tutti stanno per scadere.

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Andrea Rocco

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