In attesa della crisi autunnale

In attesa della crisi autunnale

In attesa della crisi autunnale.  Quella che la maggior parte degli economisti stanno aspettando è la cosiddetta profonda crisi autunnale che coinvolgerà il paese. Incremento della disoccupazione, chiusure di esercizi commerciali, netta selezione delle partite iva ed ordini professionali.Un autunno che schiaccerà gli italiani con enormi preoccupazioni e difficoltà non solo dal punto di vista economico ma anche di disagio psicologico e, inevitabilmente, porterà alla luce una delineata disuguaglianza sociale.

Secondo gli esperti, il basso reddito e l’aumento della disoccupazione che si genererà dalla crisi economica che sarà molto più profonda di quella del 2008  e del 2010  potrebbe portare ad un aumento considerevole di casi di depressione e, a propedeutici fatti di cronaca dei quali abbiamo avuto già contezza negli anni passati, un aspetto da non lasciare inosservato.

I vari monitoraggi effettuati dagli apparati economici non ci regalano di certo un quadro rincuorante, si rileva come il 34% della produzione è stata oggetto della crisi prima e durante la pandemia, registrando la chiusura di oltre il 65% solo delle imprese che si occupano di export, con una ricaduta considerevole sull’occupazionalità dei tanti operatori del settore, un dato che forse dovrà far riconsiderare alcuni aspetti della globalizzazione.

Nel complesso i numeri che andranno a coinvolgere la crisi occupazionale è inquietante, si suppone una perdita di circa 25milioni di posti di lavoro, che si andranno ad aggiungere ai già considerevoli numeri del  2019. Le categorie che più risentiranno di questa mannaia saranno quelle del settore turistico, bar, ristoranti, commercio di beni di non prima necessità, trasporti, il settore dello spettacolo di cui nessuno parla ma che racchiude una ragguardevole flotta di addetti ai lavori e anche una buona parte di lavoratori del cosiddetto “mondo sommerso”. Cifre che si sono quasi raddoppiate rispetto alle crisi degli  anni 2008 e 2010, che porteranno inevitabilmente alla  diminuzione di consumi e servizi.

Il quadro che si profila nel prossimo autunno si aggirerà intorno a 900.000 chiusure definitive.

Buttando l’occhio a ciò che dovrebbe arrivare dall’Europa in aiuto al  nostro paese attraverso  Fondi Europei, Sure, Banca Europa degli Investimenti  sarà sicuramente una cifra più che considerevole ma di certo non sufficiente a coprire e rilanciare il sistema produttivo cosi duramente sofferente che, invece, potrebbe risolversi attraverso la monetizzazione da parte della BCE.

Va anche precisato che Sure coprirà soltanto la Cassa Integrazione e i fondi per le PMI saranno una cifra di poco conto rispetto all’entità necessaria per  coprire l’intero fabbisogno del territorio nazionale.

A tutto questo sopra la testa del paese, c’è la onnipresente scure del Patto di Stabilità con tutte le sue regole, che potrebbe portare ulteriori problemi nello scenario delle penalizzazioni andandosi ad aggiungere al già altissimo debito e alla prevista contrazione del PIL stimata dall’OCSE in 11 punti percentuali fatta salva una seconda ondata di epidemia, in caso contrario la contrazione prevista si aggirerà intorno al 14%.

Praticamente la crisi che ci aspetterà in autunno  colpirà l’occupazione al pari del PIL.

Tornando in Italia è compito del Governo italiano predisporre e non sempre e, solo annunciare, misure più che urgenti atte a sostenere l’economia reale o andranno persi migliaia di posti di lavoro e la crisi tanto temuta e paventata non sarà più solo previsione ma certezza.

Le vie di uscita potrebbero essere:

– quella europea, attraverso la monetizzazione da parte della BCE, che si rivelerebbe l’unico aiuto veramente sostanziale capace di ridare slancio e   far tornare fiducia nei mercati economici del paese;

– quella italiana, attraverso l’apertura dei cantieri per le infrastrutture creando immediata  occupazione.

Due vie efficaci per far fronte alla più grave emergenza economica e sociale che ha investito il paese Italia dal dopoguerra.

Per concludere, sia la politica italiana che europea, deve tenere conto che a trarre vantaggio da questa situazione di totale sofferenza che trasversalmente ha colpito in forma asimmetrica tutti i paesi appartenenti alla zona euro saranno i detentori di moneta extraeuropea che potrebbero schiacciare e creare seri problemi all’euro.

 

 

Lorena Polidori

 

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