Viva Las Vegas: Elvis e gli altri

Viva Las Vegas: Elvis e gli altri

Viva Las Vegas: Elvis e gli altri. Il mio primo incontro con la musica rock fu quello con Elvis Presley, the King come veniva chiamato; quando lessi che il suo agente, il temibile Colonnello Parker, lo obbligò ad andare a Las Vegas nella seconda parte della sua carriera pensai: “ma è possibile che fai ritirare in una sorta di cimitero degli elefanti, in un buco nel deserto, un cantante di quel livello?”; la stessa cosa successe poi a Frank Sinatra (ricordate il Rat Pack con Dean Martin, Sammy Davis Jr. e Peter Lawford?)  E ancora anni dopo, quando leggevo che tanti cantanti o complessi non prevedevano Roma o l’Italia come tappe dei loro concerti rimanevo perplesso: ma come? Non venite in Italia? A Roma? La caput mundi?

Ho vissuto per anni con la sindrome “l’Italia ombelico del mondo”; perlomeno fino al 2007 quando, per la prima volta, andai negli Stati Uniti e proprio Las Vegas fu la prima tappa. E lì mi resi conto che tutto quello che avevo pensato fino a quel momento era sbagliato, mi ero fatto un film che non corrispondeva alla realtà; a Las Vegas in quel periodo si esibivano Celine Dion, Elton John e il Cirque du Soleil; città meta di milioni di turisti dagli Usa e dal resto del mondo. Eravamo noi italiani ad essere provinciali e non più centro dell’Impero, finito nel 476 d.c.

E oggi continuiamo a comportarci come se fossimo ancora – come Italia – il centro del mondo, come se da noi e dalle nostre decisioni dipendessero economicamente e politicamente le altre nazioni. Ma se già a livello europeo e occidentale il baricentro si è spostato a Est (Cina e Asia in generale) come possiamo pensare di essere noi il presunto ago della bilancia, come pensiamo di poter influenzare gli altri e di dettare le regole, in particolare in Europa?

Se non cambiamo mentalità, e velocemente, ci accorgeremo che il nostro passato, pur importante, non ci permetterà di vivere sugli allori, e saranno guai seri. Stiamo facendo i preziosi con i soldi del Mes e di altri strumenti messi a disposizione dall’Europa pensando di far fronte con le sole nostre forze in una sorta di autarchia finanziaria anacronistica e pericolosa proprio per quegli italiani  che diciamo di voler tutelare (vedi prossime pagine su emissione del BTP FUTURA).

 

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Oro alla Patria

Assistiamo oggi, quasi in un richiamo all’autarchia degli anni trenta, alla chiamata patriottica al risparmio degli italiani; prima il Btp Italia (grande successo di pubblico con sottoscrizioni oltre i 14 miliardi) e ora con il BTP Futura: si punta al bis e a raccogliere risorse da destinare al finanziamento delle spese pandemiche.

Salto la polemica del MesMes-No perché poco utile e mi concentro invece sui vantaggi e i rischi di questa operazione: il vantaggio principale (perlomeno per come viene presentato) è il rendimento crescente delle cedole: dall1,15% all’1,30% per finire all’1,45% (v. box); la durata è 10 anni, bonus finale rapportato alla crescita del Pil italiano (min. 1% max 3%).

Il rendimento medio annuo complessivo, nel peggiore dei casi sarà dell’1,285%, nel migliore dell’1,585% (dipenderà dalla media della crescita del Pil).

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E qui, secondo me, finiscono anche le buone notizie; sì, perché se è vero che rispetto a quanto pagano gli altri Paesi europei (esclusa la Grecia) il rendimento è allettante, è altrettanto vero che prestare soldi a 10 anni a un tasso dell’1,585% (nell’ipotesi migliore) non mi sembra operazione da strapparsi i capelli, primo punto.

Secondo, i bassi tassi attuali sono figli dei rendimenti più bassi di sempre sui titoli di stato in tutto il mondo, ma possiamo pensare che sarà sempre così? E quando ripartirà l’inflazione, che impatto avrà su tassi così bassi e su un titolo con una duration abbastanza lunga? Ma, soprattutto, quando la Bce finirà di acquistare svariati miliardi al mese dei nostri Btp – perché prima o poi finirà, o pensiamo, come fa qualcuno, che proseguirà a tempo indefinito? – cosa succederà?

Terzo punto, il più importante secondo me: si va a comprare l’ennesima emissione di Debito Pubblico (e il Tesoro italiano punta a replicare a volontà nei prossimi mesi come detto candidamente anche dai principali esponenti politici, sia governativi che non) di un Paese che non investe sulla crescita ma sul Debito: stipendi, pensioni, case, banche, polizze vita, azioni di società domestiche, tutto in Italia alla faccia della diversificazione, mentre è palese la convenienza a guardare fuori dai propri confini. L’orchestra continua a suonare allegramente sul ponte del Titanic mentre questo imbarca acqua inesorabilmente…

Diversificazione dall’Italia a parte ma perché non ragioniamo invece sulla innegabile superiorità dell’investimento azionario vs. quello obbligazionario nel lungo termine?

Perché il problema principale dei risparmiatori italiani sarà quello di far fruttare i propri risparmi ben più dell’1,585% offerto dai Btp Futura per far fronte alle esigenze future. Il punto di partenza dei rendimenti obbligazionari oggi è talmente basso che i futuri ritorni non potranno che essere esigui, il ricordo dei rendimenti degli anni passati è appunto soltanto un ricordo, troppo diverse le condizioni di partenza.

Può capitare in effetti che le obbligazioni battano le azioni ma questo normalmente avviene su periodi di tempo relativamente brevi, nel lungo lunghissimo periodo è statisticamente provato che le azioni rendono di più.

Può succedere di avere un miglior rendimento dalle obbligazioni anche a lungo termine, è proprio per questo che c’è la diversificazione; ed è vero che se il mercato azionario vincesse sempre non ci sarebbe alcun rischio e quindi non ci sarebbe nemmeno il famoso “premio al rischio” e la ricompensa derivante dal possesso di azioni nel lungo termine deriva proprio dal fatto che a volte sottoperformano le obbligazioni e fanno soffrire chi le possiede.

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Ritorno al punto principale: il problema principale dei risparmiatori italiani sarà quello di far fruttare i propri risparmi per far fronte alle esigenze future.

È notizia di oggi (Rapporto annuale dell’Istat) che, a causa del Covid-19, accelera in Italia il calo delle nascite, che potrebbero scendere sotto le 400.000 unità. Un Paese già demograficamente in difficoltà, che invecchia più di qualunque altro in Europa, con un sistema pensionistico ancora squilibrato, vede peggiorare ulteriormente i suoi parametri.

Ve la dico proprio come me la sento: ma chi cacchio pensate che pagherà le vostre/nostre pensioni, il nostro stato sociale, la nostra sanità in futuro se non ci saranno più i giovani a farlo? Stampando moneta?

 

Lo capite che investire meglio è un obbligo e non un’opzione? Altro che Btp Futura

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Massimiliano Maccari

 

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