La sfida del prossimo autunno: lavoro e crisi occupazionale

La sfida del prossimo autunno: lavoro e crisi occupazionale

La sfida del prossimo autunno: lavoro e crisi occupazionale. Il tanto pubblicizzato rilancio del paese nel post pandemia non può non tenere conto del fattore lavoro e di quale sarà la sua evoluzione o involuzione nel prossimo autunno, quando, dopo la crisi sanitaria il paese dovrà affrontare l’altra  crisi, quella economica.

E’ notizia ultima, della Commissione Europea che il PIL subirà una contrazione nell’eurozona del -8,7% e l’Italia in questo deterrà il primato rispetto agli altri paesi raggiungendo il -11,2%. Se la parziale riapertura delle attività nel post lockdown ha contribuito anche se in modo irrisorio alla ripresa dell’economia, è pur vero che sono ancora molti gli esercizi commerciali che hanno mantenuto le saracinesche abbassate e troppe di coloro che hanno gettato la spugna e preferito chiudere per sempre piuttosto che affrontare l’ennesimo indebitamento.

Quale scenario si presenterà all’Italia nel prossimo autunno, quando, il “blocco dei licenziamenti”, in vigore fino al 17 agosto, una sorta di protezione per i lavoratori che si sono visti costretti a restare a casa contro la propria volontà, approvato con il Decreto Cura Italia, poi  prorogato con il  Decreto Rilancio, verrà meno.

Il Decreto Cura Italia, va precisato, che non prevede la sospensione del licenziamento per motivi disciplinari, sono quei licenziamenti che vengono effettuati quando il lavoratore ha commesso un inadempimento agli obblighi contrattuali da meritare la massima sanzione, si dividono in giusta causa e giustificato motivo soggettivo. Pertanto nel caso di comportamenti gravi del lavoratore che possano far venire meno il rapporto di fiducia, il datore di lavoro può procedere al licenziamento. Difficile sperare che l’occupazione possa tornare agli stessi livelli del pre covid19.

Il blocco dei licenziamenti ha attutito sino ad oggi, quello che si prevederà essere un drammatico ed inevitabile calo occupazionale, causa dell’azzeramento del fatturato e delle  ingenti perdite dovute alla chiusura per diverse settimane di emergenza sanitaria. Con tutta probabilità sono fattori che inevitabilmente porteranno a un’ondata di licenziamenti eccezionale da parte dei datori di lavoro che si troveranno costretti a tagliare molti costi.

I primi ad accusare il colpo della crisi che verrà, saranno i lavoratori precari,  il 90% del calo dell’occupazione riguarderà i dipendenti  a termine che si prevede secondo dati ISTAT di -592 mila unità per giustificato motivo oggettivo. Già molti contratti a termine in scadenza, come interinali e stagionali non sono stati rinnovati provocando un’ ulteriore implosione alla parte debole del mondo occupazionale e questo dato purtroppo  sembra essere destinato ad aumentare con le future scadenze.

Al calo dell’occupazione si vedrà crescere di molto il numero dei disoccupati, se si pensa che i lavoratori in Cassa Integrazione sono contemplati come lavoratori occupati…

Le misure per cercare di evitare un drammatico calo della disoccupazione e le conseguenze derivanti, potrebbero essere quelle assistenziali: proseguendo con la cassa integrazione, ma una cassa integrazione snella ed efficace, che non lasci fuori nessuno e prorogando ancora il blocco dei licenziamenti.

Alle misure assistenzialistiche però, di pari passo si dovrebbero attivare immediatamente, in parallelo, azioni necessarie a far ripartire le attività economiche, soprattutto quelle che garantiscono nuovi posti di lavoro, per arginare il fenomeno dei licenziamenti di massa, e non attendere aiuti provenienti da oltre confine, considerato che è anche l’Olanda a dire che l’Italia deve cavarsela da sola e che sono possibili solo prestiti e non contributi da parte dell’Europa.

Agli imprenditori dovrebbe essere data la possibilità di assumere ad un costo meno eccessivo rivedendo la tassazione dei contratti di lavoro di tutte le categorie, gli stessi, dovrebbero dare precedenza alle assunzioni degli over 50 che sono la maggioranza del paese e anche la categoria più sofferente. Si dovrebbe regolamentare lo Stage in azienda, dare incentivi economici alle imprese che mantengono la forza lavoro, come sgravi contributivi e riduzioni delle aliquote destinati alle aziende.

In Italia si registra il tasso di disoccupazione più alto d’Europa, che costringe i lavoratori a fare lavori accontentandosi senza poter scegliere, dopo il 17 agosto poi, la riduzione degli occupati sarà circa del 5% con la conseguente perdita di milioni di posti di lavoro. E’ importante riconsiderare le risorse umane come arricchimento per l’impresa e un Know How se sottoposte alla formazione continua  e non viste come una zavorra solo da annoverare tra le voci di spesa.

Sarà una grande sfida quella a cui sarà chiamata l’Italia nei prossimi mesi di settembre, ottobre e la politica italiana non dovrà farsi trovare impreparata o le conseguenze e gli scontri sociali saranno inevitabili.

 

Lorena Polidori

 

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