Warren Buffett. La seconda lezione ci porta al 1973 ed all'acquisto del Washington Post. Comprato quando i mercati erano in forte flessione Buffett lo ha rivenduto dopo 40 anni guadagnando un miliardo di $, con un rendimento del 9mila%
FinanzaWarren Buffet

W.Buffett: risparmia in tempo di pace, acquista in tempo di guerra

W.Buffett: risparmia in tempo di pace, acquista in tempo di guerra

Nel 1973 Buffett fece uno dei suoi investimenti di maggior successo di sempre nel Washington Post.

A quel tempo, il Post aveva un valore compreso tra 400 e 500 milioni di $, anche se il il suo valore di borsa lo capitalizzasse a soli 100 milioni. Era quello, per Buffett, un segnale d’acquisto. Con soli 10 milioni,  acquistò più di 1,7 milioni di azioni.

Nel 1973, il paese era ancora alle prese con il crollo del mercato azionario iniziato a gennaio. Quel crollo al rallentatore creò un mercato ribassista di due anni: il Dow Jones iniziò il 1973 a 1020 punti ed alla fine del 1974 era a 616. Le azioni della Coca-Cola, una delle principali partecipazioni di Buffett, crollarono da 149,75 a 44,50 $. Su tutta la linea, le società i cui fondamentali non erano cambiati, erano drammaticamente, secondo la stima di Buffett, sottovalutate.

Anche le azioni del Washington Post hanno sofferto, ed hanno continuato a farlo anche dopo l’acquisizione di Buffett. Dopo la fine del 1974, il Post era ufficialmente una voce di bilancio in perdita per la Berkshire Hathaway, ed era sceso da un valore di  10,6 milioni a 8 milioni di $. Ma Buffett era convinto che le sorti della compagnia sarebbero cambiate, e sapeva di aver acquistato le azioni ad un ottimo prezzo, nonostante fosse scesa ancora di più. Quando Jeff Bezos ha acquisito il giornale nel 2013, la quota azionaria di 1,7 milioni di Buffett valeva circa 1,01 miliardi di $ ed aveva registrato un rendimento di oltre il 9.000%.

“Ogni decennio circa, le nuvole scure riempiranno i cieli economici e faranno piovere brevemente oro”, ha scritto Buffett nel 2016. “Quando si verificano acquazzoni di questo tipo, è imperativo che ci precipitiamo all’aperto portando bacinelle, non cucchiaini”.

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Leopoldo Gasbarro

Direttore di Wall Street Italia e del network finanziario del Gruppo Triboo. Collaboro con Il Giornale per il quale curo la rubrica "Mercati che Fare". Scrittore? Mi diverto a raccontare storie importanti, come quella di Ennio Doris presidente di Banca Mediolanum in "C'è anche Domani" edito da Sperling e di Niko Romito lo chef italiano più emergente (Sperling) in "Apparentemente Semplice". Il mi libro "Rischio Banche" (Sperling) analizza il momento difficile vissuto dal sistema bancario italiano cercando di rendere più edotti i cittadini sui nuovi comportamenti da detenere nella gestione del rapporto con gli istituti di credito. Ho scritto dodici libri, l'ultimo "il Tempo della Verità", edizioni Sperling, è uscito il 25 febbraio scorso.

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