Domenica In Lettere

IL VIAGGIO

Estratto da Soldi Sicuri (Sperling & Kupfer 2017)

Ieri sera mi è capitato tra le mani SOLDI SICURI. L’ho scritto tra la fine del 2016 ed i primi mesi del 2017. L’ho sfogliato e la mia attenzione è caduta sul titolo dell’incipit: IL VIAGGIO. Mi è sempre piaciuta la metafora del viaggio. Rende bene l’idea del percorso della nostra vita. Ho cominciato a leggere le prime righe dopo il titolo e sono arrivato fino in fondo alle 3 pagine con cui si chiude questo preludio. Poi mi sono detto…Se fosse stato oggi, forse avrei scritto quelle stesse parole e così in questa mattina di domenica 18 ottobre voglio condividerle con voi. Non so quanti di voi l’hanno già letto, ma essendo convinto che i libri, appartengano a chi li legge, più che a chi li scrive, non ho difficoltà alcuna a farlo. Buona Domenica

IL VIAGGIO

Qualche giorno prima di cominciare a scrivere questo libro ho fatto un lungo viaggio in auto con un amico. Tra un casello autostradale e una stazione di servizio siamo finiti a parlare del futuro, di cosa dovremo aspettarci domani. Il futuro è qualcosa che non conosciamo e che non ci appartiene ancora, ma vorremmo poterlo controllare.

Oggi più di ieri.

Quando si parla di futuro di solito si tende a riflettere su due aspetti: la salute e il denaro. Non sono un medico, quindi non mi soffermerò a parlare del primo, anche se posso tranquillamente affermare, senza paura di essere smentito da alcun luminare, che saranno i nostri comportamenti di oggi a determinare in larga parte il nostro stato di salute di domani.
Chi fa attività fisica starà meglio del sedentario, così come chi fa attenzione a ciò che mangia vivrà meglio di chi non lo fa. In entrambi i casi non avremo la garanzia di vivere di più, ma sicuramente vivremo meglio la nostra vita. Se il mio colesterolo crescerà non sarà colpa della frittura e neanche del burro o del mascarpone; sarà soltanto mia se mangerò quegli alimenti. Insomma, tutto dipenderà dai nostri comportamenti, dalle scelte di oggi.

Ma se fosse così anche per i nostri soldi?

Oggi viviamo in un mondo in cui sembra non ci siano più certezze. La prima? Quella del lavoro. La disoccupazione nel nostro Paese, soprattutto quella giovanile, non ha mai raggiunto picchi tanto elevati. E poi la pensione. I nostri genitori erano matematicamente certi di poterla avere. Per noi quella garanzia non c’è più. Anzi, l’unica certezza che abbiamo è che dovremo pensarci da soli: il rischio vero oggi è quello di sopravvivere ai nostri soldi, e questo naturalmente ci spaventa. Così proiettiamo le incertezze che viviamo nel nostro domani, e le incarniamo in quello dei nostri figli. L’uomo ragiona tangenzialmente: quando le cose vanno male è convinto che continueranno ad andare male, e oggi non possiamo certo dire che vadano benissimo.

Ma non basta.

Da qualche tempo siamo rimasti orfani. Orfani dei titoli di Stato e dei loro rendimenti, che per anni sono stati il nostro ancoraggio verso un domani tranquillo, permettendo ai nostri risparmi di raggiungere la quota straordinaria di oltre 4.200 miliardi di euro.

E ancora.

Le banche che possono fallire, e che sembrano volerlo fare davvero: ormai non si parla e non si scrive d’altro. Fiumi d’inchiostro e trasmissioni televisive. Quando mai accadeva in passato? «Metto i soldi in banca»: più che un modo di dire era uno slogan che lasciava sottintendere sicurezza. Chi si è mai preoccupato che la banca potesse non restituirci i nostri sudati risparmi, o che potesse fallire?

Fino a un paio di anni fa scegliere una banca rispetto a un’altra era un semplice fatto di comodità. Si decideva in base alla vicinanza: quella più facile da raggiungere o quella con il parcheggio migliore, in modo da evitare giri inutili e interminabili tempi d’attesa.

Oggi non è più così, e tutto questo aumenta il nostro senso di incertezza.

Così anche il mio amico, quello con cui stavo viaggiando, nonostante sia un affermato professionista, nonostante abbia un ottimo reddito, nonostante abbia costruito un buon castelletto di risparmi, non faceva altro che parlarmi della propria insicurezza, di come, indipendentemente da quello che aveva realizzato, non si sentisse tranquillo nel guardare al mondo di domani.

«Avrò messo da parte abbastanza?» mi ha chiesto quando il cartello autostradale indicava che Milano, la nostra meta, era ormai a pochi chilometri di distanza. «Avrò fatto le scelte giuste?» ha aggiunto, mentre il bip del telepass accompagnava il movimento della sbarra al casello d’uscita.

Lo stava chiedendo a me, ma in realtà stava parlando a se stesso. A volte porsi le domande giuste rappresenta il primo passo. Aveva le domande.
Non conosceva le risposte.
Non ancora…

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Leopoldo Gasbarro

Direttore di Wall Street Italia e del network finanziario del Gruppo Triboo. Collaboro con Il Giornale per il quale curo la rubrica "Mercati che Fare". Scrittore? Mi diverto a raccontare storie importanti, come quella di Ennio Doris presidente di Banca Mediolanum in "C'è anche Domani" edito da Sperling e di Niko Romito lo chef italiano più emergente (Sperling) in "Apparentemente Semplice". Il mi libro "Rischio Banche" (Sperling) analizza il momento difficile vissuto dal sistema bancario italiano cercando di rendere più edotti i cittadini sui nuovi comportamenti da detenere nella gestione del rapporto con gli istituti di credito. Ho scritto dodici libri, l'ultimo "il Tempo della Verità", edizioni Sperling, è uscito il 25 febbraio scorso.

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