Risparmi e Investimenti

Volatilità e Rischio? Voglio raccontarvi una storia.

Da "Soldi Sicuri". Mentre ero in aereo verso New York

Volatilità e Rischio? Voglio raccontarvi una storia.

 

…Voglio raccontarvi una storia che ci aiuterà a comprendere meglio le differenze tra volatilità e rischio.

Qualche mese fa sono dovuto andare a New York per alcune interviste. Quando sono salito in aereo, a Fiumicino, ho assistito con la solita scarsa attenzione a tutte le procedure d’imbarco. Durante l’anno normalmente faccio oltre un centinaio di voli, soprattutto per piccole distanze da Nord a Sud, in Italia, e sentirmi ripetere sempre le stesse cose mi ha portato ad essere meno attento alle raccomandazioni che piloti e hostess di solito forniscono prima della partenza.

Era parecchio tempo, però, che non volavo oltreoceano. È un viaggio di circa nove ore, non la solita tratta da Milano a Pescara, Napoli o Roma. In questo caso il viaggio dura poco meno di un’ora, e in un’ora hai poco tempo per leggere, ascoltare musica o fare qualunque altra cosa. In un’ora non hai neanche il tempo di immaginare di essere sospeso in aria dentro una scatola di metallo che vola sopra tutto ciò che ti è noto.

Quando viaggio in Italia e guardo fuori dal finestrino mi capita di vedere il profilo della costa, adriatica o tirrenica che sia; scorgo le cime più alte dell’Appennino, mi diverto a cercare i tetti delle case dei centri che conosco e guardo da lontano le Alpi, che sembrano a due passi da Linate.

Volatilità O Rischio?Quando fai un viaggio di nove, dieci ore cambi completamente abitudini. Io per esempio ho portato con me un paio di libri da leggere, la batteria per alimentare il cellulare e avere così a disposizione musica da ascoltare e ho scaricato sul mio pc due film che all’occorrenza avrei potuto vedere. Quello a cui non avevo minimamente pensato era prepararmi a eventuali perturbazioni che avrei potuto incontrare, soprattutto al di sopra dell’oceano. Puntuali come le scadenze fiscali, le turbolenze sono arrivate a scuotere la carlinga dell’aereo.

Non sono durate pochi minuti. Le turbolenze ci hanno accompagnato per quasi tre ore e mezza, mettendo alla prova lo stato emotivo anche dei passeggeri più «esperti». Un paio di vuoti d’aria hanno poi fatto il resto.

Sinceramente? Se avessi potuto sarei volentieri sceso dall’aereo. Ma eravamo in pieno oceano, quindi non mi restava che continuare il viaggio. In quei momenti di forte tensione emotiva ho seguito con attenzione tutte le indicazioni dei componenti dell’equipaggio. Quello che alla partenza mi sembrava noioso e poco interessante ora era di vitale importanza. Qualche fila dietro di me c’era una signora particolarmente agitata. Le hostess non sono riuscite a calmarla in alcun modo, era in preda a una crisi di panico, per cui hanno chiamato il comandante. Lui è arrivato sorridente: la sua presenza, la sua calma, nonostante l’aereo fosse ancora scosso dalle turbolenze, ha regalato immediatamente un pizzico di serenità a tutti coloro che lo hanno visto. Si è avvicinato alla signora, le ha stretto le mani, le ha parlato con calma. In una parola l’ha rassicurata.

«Ha seguito il mio annuncio prima che partissimo da Roma?» le ha chiesto. «Non ho detto che non ci sarebbero state turbolenze, anzi ho anticipato che ne avremmo trovate sopra l’oceano. Ma vi ho detto che al di là del fastidio il nostro aereo le avrebbe attraversate e ci avrebbe portato a destinazione. Una volta a New York vedrà che neanche se ne ricorderà. Vedrà che la prossima volta che salirà su un volo intercontinentale non si meraviglierà di un’altra turbolenza, perché saprà che fanno parte del viaggio.»

La signora finalmente si è lasciata andare a un sorriso. Si è aggrappata alle certezze del comandante e si è tranquillizzata. Pochi minuti dopo l’aereo è uscito dalla zona perturbata, ha affrontato le tre ore che restavano senza scossoni particolari ed è atterrato dolcemente sulla pista del JFK di New York.

Quell’episodio qualche tempo dopo mi ha dato parecchi spunti di riflessione che voglio condividere con voi. A cominciare dalla differenza tra volatilità e rischio. La volatilità la possiamo paragonare alle perturbazioni che incontriamo nel nostro viaggio intercontinentale. Una volta scelta la meta, dobbiamo metterle in conto, ma sappiamo anche che il pilota, che sa il fatto suo, sa come affrontarle e come portare l’aereo a destinazione.

Le persone che hanno sofferto meno per gli scossoni dell’aereo erano quelle più consapevoli; viaggiatori abituati alle lunghe tratte o che erano stati attenti alla partenza e avevano metabolizzato tutte le indicazioni ricevute dal personale di bordo e dal comandante prima che si chiudessero le porte.

Se possiamo paragonare la volatilità alle perturbazioni, possiamo anche affermare che la nostra capacità di sopportare sia l’una sia le altre dipenderà dal nostro grado di consapevolezza e di preparazione alla partenza.

Un altro aspetto che dovrebbe farci riflettere è legato al cambio di abitudini. Volare in aereo su una tratta breve (pensate all’acquisto di un titolo di Stato) non è assolutamente paragonabile ad un volo intercontinentale (pensate all’acquisto di titoli obbligazionari o azionari). Questo ci costringe a cambiare abitudini e grado di consapevolezza. Nel secondo caso non è sufficiente saper fare da soli: abbiamo bisogno dell’assistenza del personale di bordo e in casi eccezionali del comandante, così com’è avvenuto per la signora vittima della crisi di panico. Ma alla fine il risultato è completamente diverso. Volete mettere l’effetto che fa attraversare l’oceano, scendere dalla scaletta dell’aereo e trovarsi a New York? Per atterrare a New York, dobbiamo mettere in conto le potenziali perturbazioni, la volatilità a cui ci abitueremo solo se saremo consapevoli che fa parte integrante del nostro programma di viaggio (o d’investimento).

E il rischio, allora? È presto detto. Il rischio è andare a New York senza essere preparati, magari senza portare il passaporto, senza scegliere una compagnia aerea in grado di viaggiare con mezzi sicuri e con personale qualificato, preparato a gestire tecnicamente ed emotivamente gli imprevisti che dovessero presentarsi durante il viaggio. Rischio è salire su un aereo con i motori in avaria, con il carrello rotto e il pilota ubriaco.

Questo è il rischio; e in termini d’investimento cos’è il rischio se non la concentrazione dei nostri investimenti su uno o pochissimi titoli? Lehman Brothers era una delle più importanti banche d’affari al mondo, e oggi non esiste più. Chi ha scommesso tutte le sue fiches sui suoi titoli ha perso tutto. Ecco, quello è rischio.

La diversificazione, invece, ha in sé tutti i germi della virtù. Rappresenta la migliore compagnia aerea dotata dei migliori aerei e dei piloti più preparati. La diversificazione, anche grazie alla volatilità, ci porta a quei risultati che altrimenti siamo destinati a dimenticarci, con tutti gli impatti negativi di cui abbiamo già parlato, prima sui nostri risparmi ma principalmente sulle nostre vite e su quelle dei nostri cari che ci sopravvivranno…

(Da “Soldi Sicuri” Maggio 2017 Sperling&Kupfer) Leopoldo Gasbarro

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Leopoldo Gasbarro

Direttore di Wall Street Italia e del network finanziario del Gruppo Triboo. Collaboro con Il Giornale per il quale curo la rubrica "Mercati che Fare". Scrittore? Mi diverto a raccontare storie importanti, come quella di Ennio Doris presidente di Banca Mediolanum in "C'è anche Domani" edito da Sperling e di Niko Romito lo chef italiano più emergente (Sperling) in "Apparentemente Semplice". Il mi libro "Rischio Banche" (Sperling) analizza il momento difficile vissuto dal sistema bancario italiano cercando di rendere più edotti i cittadini sui nuovi comportamenti da detenere nella gestione del rapporto con gli istituti di credito. Ho scritto dodici libri, l'ultimo "il Tempo della Verità", edizioni Sperling, è uscito il 25 febbraio scorso.

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