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Il sistema educativo italiano a confronto

Il sistema educativo di un paese determina in modo significativo le conoscenze, abilità e competenze degli individui che poi contribuiranno allo sviluppo della società e dell’economia.

Inoltre, può favorire comportamenti virtuosi, come dimostrato da diversi studi, i quali confermano che gradi di istruzione più elevati risultino in una maggiore partecipazione civica e longevità, e al contempo abbassino i tassi di criminalità e il ricorso al welfare.

Una panoramica dei paesi OCSE

Per quanto pertiene i paesi aderenti all’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), la durata media del percorso accademico della popolazione è di 17 anni – tra i 14 anni registrati in Colombia e i 21 registrati in Australia.

Gli individui con un curriculum accademico di maggior profondità guadagnano in media di più e sono meno colpiti da cicli economici caratterizzati da alti tassi di disoccupazione, in quanto le loro abilità e competenze sono meno comuni e dunque più apprezzate nel mercato del lavoro.

La qualità del sistema educativo di un paese continua a crescere di importanza, in quanto le abilità richieste dal mercato del lavoro sono sempre più basate su conoscenze o abilità tecniche/intellettuali, anche a causa del processo di automatizzazione produttiva. Ciò ha reso il diploma di istruzione secondaria di secondo grado (liceale, tecnica o professionale) necessario per trovare lavoro nella maggior parte dei paesi OCSE. In media oggi il 79% degli adulti tra i 25 e i 64 anni hanno questa tipologia di diploma.

Per quanto riguarda invece le differenze di genere, in media (pesata per la popolazione dei diversi paesi OCSE) il 39% delle donne tra i 25 e i 64 anni hanno un diploma d’istruzione superiore, mentre per gli uomini questo valore equivale al 33%. La situazione è molto diversa in Italia, come vedremo dopo.

Per comprendere la qualità di un sistema educativo, però, non è sufficiente guardare a questo tipo di percentuali. Bisogna infatti analizzare anche le conoscenze e abilità acquisite dagli studenti. Il Programma per la Valutazione Internazionale dello Studente (PISA) le ha quantificate per 72 paesi, con un focus sugli studenti di 15 anni, che si stanno dunque avvicinando al termine della scuola obbligatoria. I risultati sono stati divisi nei seguenti gruppi: lettura, matematica e scienze.

Il Giappone è il primo in classifica, con un punteggio PISA pari a 529, seguito dall’Estonia (524), dal Canada e dalla Finlandia (entrambi con 523 punti). L’ultimo paese della classifica è il Messico, con un punteggio di 416. Lo studio ha rilevato divergenze anche all’interno dello stesso sistema educativo, ed ha sottolineato una differenza media di 82 punti tra gli studenti che arrivano da un contesto socioeconomico più o meno favorevole – questo per quanto concerne i paesi OCSE.

Focus sull’Italia

In Italia la durata media del percorso accademico della popolazione è di 16.6 anni (media OCSE= 17.2). Il 61% degli adulti tra i 25 e i 64 anni ha un diploma di istruzione secondaria di secondo grado (media OCSE= 78%).

Per quanto riguarda la qualità dell’istruzione ricevuta dai giovani, ecco come ci classifichiamo con i nostri punteggi PISA rispettivamente in lettura, matematica e scienze.

Il sistema educativo italiano a confronto
Lettura
Il sistema educativo italiano a confronto
Matematica
Il sistema educativo italiano a confronto
Scienze

Ad eccezione di matematica, siamo ben sotto la media dei paesi OCSE.

Altre differenze, ancora più significative, emergono quando si comparano il tasso di istruzione superiore italiano al resto dei paesi del gruppo. Infatti, in Italia il 28% degli adulti tra i 25 e i 34 anni ha un diploma d’istruzione superiore, mentre la media OCSE è pari al 45%. Se si considera un gruppo della popolazione maggiore, tra i 25 e i 64 anni, il tasso è tra i più bassi, e si classifica al trentesimo posto (su 36).

Per quanto concerne l’investimento pubblico nel sistema educativo, l’Italia si classifica ultima tra i trentadue paesi il cui dato è disponibile, con lo 0.8% del PIL.

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