Economia

Viceversa: un viaggio tra generazioni

Ripercorrendo il vissuto di una nei ricordi dell’altra

Viceversa: un viaggio tra generazioni

 

Tutto si sviluppa a partire dal 1962 in un ipotetico passaggio del testimone nel 1997. Cinquantotto anni per arrivare a questo 2020, per raccontare la nascita, l’apice e l’inevitabile inizio del declino di un lavoro come tanti, di un lavoro che come molti altri partiva da dei presupposti completamente diversi, rispetto al vivere quotidiano dei giorni nostri.

Come avrebbe potuto essere se Viceversa si trovasse catapultato nel 1961? Viceversa che nonostante tutto con vent’anni di esperienza fa fatica tutt’oggi a spiegarsi il perché delle cose.

Come potrebbe spiegare al suo lui del 1962, che oggi chi emette una obbligazione percepisce gli interessi? “Figliolo non può essere!” Sarebbe la prima risposta. Sarebbe difficile comprendere il fatto che il mondo si è rovesciato.

Come potremmo noi capire tutto questo se fossimo catapultati nel 2020, noi che abbiamo costruito l’Italia, noi che prestavamo i soldi con una stretta di mano, noi che il social dell’epoca era: “tranquillo è una brava persona, conosco la sua famiglia”. Noi che i bilanci erano il numero di dipendenti, i fidi erano andare a trovare i clienti in ditta… orgogliosi come pochi di far vedere la loro creatura a cui dedicavano anche il tempo rubato ai figli ad alle famiglie. Si farebbe fatica a comprendere mani ruvide ed incallite che hanno edificato non solo le università ma anche la cultura delle generazioni “viceversa” del perché oggi l’apparenza ha reso un pallido ricordo l’essere.

Eppure ci ritroviamo noi figli d’arte, noi che abbiamo respirato banca fin da bambini, noi che  entravamo in quei saloni più grandi delle nostre paure, con quei salvadanai carichi di monetine da 100 e 50 lire.. ci ritroviamo soli nelle nostre quarantene fiduciarie con troppe domande, le cui risposte forse vogliamo tacere.

Risposte su cui sarebbe il caso di sviluppare le basi per un futuro degno di tale nome.

Da quei magnifici anni ‘40 che hanno risollevato una nazione, ci siamo persi nelle successive generazioni ricche di touch e di app ma povere di memoria e di cultura.
Troppe parole vuote da decenni non riempiono oggi silenzi carichi di dubbi e paure.

Qualcosa ci è sfuggito di mano. Abbiamo dimenticato strada facendo, immersi in questo vortice di frenesia, che ci porta ad accumulare oggetti a cui non dedicheremo mai tempo ed importanza, significati logiche e motivazioni che ci hanno fatto uscire da un conflitto mondiale.

Ora tutte le strutture industriali, commerciali e finanziare sono al loro posto. Eppure sembrano non trovare un posto in questa realtà illogica che viceversa ha ribaltato tutte le nostre presunte certezze passate.
Bisognerebbe ricostruire, ma non le attività, bisognerebbe ricostruire l’anima e ritrovarsi viceversa o vicendevolmente in un mix illogico tra il 1962 il 1997 e le generazioni che verranno.

Ciò che desideriamo trovare un domani, ciò che vogliamo essere un domani, dobbiamo deciderlo ora, con volontà, determinazione, passione e la semplicità che nel fare bene, fare meglio avrà sempre una valida soluzione alternativa. Dobbiamo smettere di trovare soluzioni agli effetti.

Viceversa dobbiamo dare risposte a troppe domande non poste alle nostre coscienze, del perché nel futuro dovremo ricordare tutto ciò che è accaduto nel 2020.

 

Giovanni Cedaro

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Giovanni Cedaro

Da sempre interessato al mondo del risparmio e degli investimenti, conseguito il diploma tecnico-commerciale e dopo breve attività di rappresentanza, ho avuto la fortuna di tradurre questa mia passione in attività lavorativa come dipendente bancario.

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